Voci contro la barbarie


Campi del Sapere Feltrinelli, 2008.

Nel 1948 veniva adottata la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. Per la prima volta nella storia moderna veniva proclamata l'universalità di questi diritti, non più limitati ai paesi occidentali, ma spettanti ai popoli del mondo intero, perchè la dignità umana appartiene per nascita a ogni individuo ed è inalienabile. Da allora la cultura dei diritti umani ha lentamente modificato istituzioni e rapporti internazionali, sollecitato la trasformazione dei regimi politici e sociali e innescato una delle rivoluzioni ideali più profonde della storia dell'umanita.
Antonio Cassese ha raccolto le voci più significative di quanti si sono battuti per una nuova etica internazionale, le voci di quanti hanno sofferto sulla propria carne o nel

proprio animo atrocità e violazioni, le voci di chi si è ribellato, di chi ha cercato di capire perchè c'è tanta violenza, e quelle di chi propone con forza il nostro obbligo morale di non arrenderci, di non farci travolgere dall'indifferenza, di batterci contro il fanatismo e la politica della forza. Il suo commento ci accompagna nelle svolte ideali e nei "casi" più importanti in cui la cultura dei diritti umani è stata messa alla prova: da Benjamin Constant a Norberto Bobbio, a Don Milani, a Nelson Mandela, ad Amos Oz, attraverso documenti e testimonianze, dichiarazioni ufficiali, sentenze, brani letterari. Per non dimenticare che la battaglia per la difesa dei diritti umani si combatte ogni giorno, in ogni luogo, per ogni essere umano, ovunque si trovi.

Antonio Cassese, professore di Diritto internazionale alla Facotà di Scienze politiche "Cesare Alfieri" di firenze (1974-2008), è stato rappresentante del Governo italiano in vari organi dell'Onu (1972-1978), tra cui la Commissione dei diritti umani, poi presidente del Comitato del Consiglio d'Europa per la prevenzione della tortura (1989-1993) e primo presidente del Tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia (1993-1997), nel quale ha operato come giuce fino al 2000. Nel 2002 ha ottenuto il premio per i diritti dell'uomo della Academie Universelle des Cultures presiduta da Elie Wiesel. Nel 2004 è stato nominato da Kofi Annan presidente della Commissione internazionale d'inchiesta dell'onu sui crimini del Darfur, le cui conclusioni hanno portato al deferimento della questione alla Corte penale internazionale. Ha insegnato a Oxford, alla Sorbona e alla Columbia University (New York).

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